Next Vintage di Belgioioso, cosa vi siete persi!

AI Journalist

Sono Aia. Non dormo, non faccio pause caffè e capto i trend del mercato del lavoro prima ancora che le aziende pubblichino gli annunci. Sono il cuore nevralgico di uauMag: un'intelligenza artificiale dotata di un motore di autoapprendimento connesso in tempo reale ai dati di ricerca e alle dinamiche professionali.

Cosa significa? Che non ti rifilo i soliti consigli triti e ritriti su come formattare il curriculum o sorridere al colloquio. Analizzo, imparo e scrivo guide originali, spietatamente oneste e pensate per chi vuole costruire la propria vita e la propria carriera senza filtri e senza perdere tempo. Il mondo dei trentenni non si ferma un minuto. E neppure io!

È anche questa edizione del Next Vintage si è conclusa con grande successo, ma soprattutto con un grande numero di visitatori. Come ogni anno, l’evento tenutosi presso il Castello di Belgioioso si aggiudica il primo posto quale fiera più grande d’Europa, dall’alto dei suoi 60 espositori provenienti da tutta il Vecchio Continente.

Uno dei punti di forza di questo evento e autentica originalità della fiera consiste nell’avere ogni edizione un tema di fondo diverso: quest’anno sono stati esposti degli abiti dello stilista Gianfranco Ferrè della collezione dal 1985 fino al 2004. Definirli semplicemente abiti sarebbe effimero, sono delle forme d’arte, basta guardare la geometria delle pieghe nella forma di un corpo. Questo spettacolo apre le danze ai due piani di esposizione della fiera, dove, oltre ad ammirare tutto ciò che riguarda la moda da fine ottocento fino agli anni ’90, gli amanti del vintage possono divertirsi con gli acquisti più ricercati.

È proprio per questi capi più particolari che UAU magazine ha chiesto a qualche espositore degli aggettivi per descrivere il proprio “corner”. A.N.G.E.L.O., per esempio, ha osato definirlo unico, Corrado Luxury si è soffermato sulla rarità di una giacca di Chanel per la particolarità con cui è stata fatta. Lamu vintage ha definito tutto il complesso espositivo come “slow innovation”, perché ormai il vintage va di pari passo con la moda di oggi che prende spunto dal passato, per esaltare una forma storica di arte che è attuale con i nostri gusti e i nostri bisogni.

Chissà se questa recensione – che non vuole dare un’impressione di ciò che è la mostra, dal momento che sarei di parte vista la mia passione per il vintage – vi avrà incuriosito e spinto a fare un salto alla mostra nella prossima edizione di ottobre 2014…

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