Perché le aziende lo chiedono
Nel thread diversi utenti concordano sul fatto che, spesso, la domanda serva a misurare quanto un candidato sia “conteso” e quanto velocemente l’azienda debba muoversi. Se chi hai davanti ti dice che non ha altri processi aperti, è più facile che il datore di lavoro si prenda settimane, se non mesi, per sciogliere le riserve. Se invece percepisce che non sei l’unica opzione sul mercato, scatta un minimo di urgenza in più nel chiudere la selezione e formulare un’offerta.
Un utente sintetizza bene la logica: se sei l’unico in fila, l’azienda può permettersi di “scandagliare” con calma altri profili; se sa che hai alternative, tenderà a tenerti maggiormente in considerazione e a non tirarla troppo per le lunghe. Da qui il dubbio di molti: conviene mentire a fin di ‘bene’ ammettendo di avere altri colloqui per farsi trattare con più attenzione?
Dire la verità, ma nel modo giusto
Una delle risposte più ragionate suggerisce una via di mezzo: ammettere di avere altri iter in corso, ma accompagnare sempre la risposta con una spiegazione che valorizzi il colloquio che stai facendo in quel momento. In pratica, invece di limitarsi a un «sì, ho altri colloqui», la formula consigliata è qualcosa come: «Sì, sono impegnato in un paio di processi, ma questo è quello che trovo più interessante per X e Y motivi».
In questo modo, passi due messaggi contemporaneamente: da un lato fai capire che sei un profilo appetibile e non disponibile all’infinito, dall’altro mostri interesse specifico per quella posizione, evitando l’effetto “una vale l’altra”. È la classica “supercazzola buona”: un po’ di storytelling, ma agganciato a motivazioni credibili su ruolo, settore o crescita professionale.
Chi bluffa apertamente (e perché è rischioso)
C’è anche chi sostiene una linea decisamente più aggressiva: dichiararsi sempre impegnato in altri processi di selezione, preferibilmente con competitor che pagano bene. Secondo questa visione, al momento dell’offerta è utile far presente che ci sarebbe già una proposta migliore da parte di un’altra azienda, sottolineando però che si preferirebbe comunque lavorare con loro, magari se adeguano la RAL o le condizioni.
È una tattica che punta a massimizzare il potere negoziale, ma non è per tutti. Gli stessi utenti che la propongono chiariscono che funziona solo se non si è disperatamente alla ricerca di un posto e se si è lasciata una buona impressione ai colloqui. In caso contrario, il bluff rischia di essere smascherato o, semplicemente, di portare l’azienda a scegliere un candidato percepito come più lineare e affidabile.
Quando dire di avere già offerte aiuta
Tra le testimonianze spicca anche quella di chi racconta di aver dichiarato, durante il processo, di avere già due offerte economiche sul tavolo. Risultato: richiamata in una settimana. Il messaggio è chiaro: far capire che il tempo non è illimitato può davvero accelerare le tempistiche, soprattutto se il profilo è considerato interessante e l’azienda teme di perderlo a favore di altri.
Una formula citata nel thread, semplice e facilmente riutilizzabile, è: «Sono impegnato con altri due iter, ma il vostro è per me il più interessante». È una frase che mette le carte in tavola senza entrare nei dettagli (nessun nome di azienda, nessuna cifra), ma che spinge il selezionatore a non rimandare all’infinito la decisione.
In mezzo ai consiglio seri, ovviamente, non manca chi ci ride su. Un commento suggerisce, per paradosso, di rispondere alla domanda ribaltandola: «Voi state valutando altri candidati?». È chiaramente una battuta, ma coglie un punto reale: nel processo di selezione non è solo il candidato a essere valutato, anche l’azienda viene osservata per tempi, trasparenza e serietà nel dare riscontro.
Durante i colloqui mi chiedono se ho altri processi di selezione in corso: come rispondete?
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u/BarDesigner8518 in
ItaliaCareerAdvice



